Notizie storiche

18/03/2016

Notizie storiche
Il paese il cui nome deriva probabilmente da “Attiat” e da “Attius”, è stato per molti secoli di proprietà dei Bossi, una potente famiglia da cui prese anche il nome nel 1717 la Val Bodia, che diventò Val Bossa.
Questa famiglia, sostenitrice dei Visconti, venne inserita nella “Matricula Nobilium” di Ottone Visconti nel 1277 con il nome di Bossis de Acciate, ed è con questo atto che il paese ottiene un riconoscimento nobiliare da parte dell’Arcivescovo milanese.
I Bossi, proprio per la loro fedeltà ai Visconti che avevano appoggiato dai tempi delle lotte con Castelseprio, ottennero la signoria di Azzate nel 1439, quando il paese venne staccato dal feudo di Varese, e la mantennero fino al 1657, anno in cui esso passò agli Alfieri. Dopo di questi, Azzate passò ai Torriani, nel 1712, poi nel 1737 a Giulio Visconti e infine nel 1748 a Paolo Nolo. I Bossi comunque vi mantennero sempre la loro casa di campagna ristrutturando l’antica casa castellana, anche quando nell’Ottocento incominciarono a risiedere stabilmente a Como.
Dell’antica parrocchiale di Santa Maria si fa cenno in alcuni documenti del 1224, ma l’attuale edificio, in stile neogotico, risale al XIX secolo (la facciata è del 1851).
In essa è conservata, oltre ad alcune opere in marmo e in legno intagliato, una tela ad olio di Callisto Piazza che raffigura la Vergine assisa in trono col Bambino accanto a Santa Caterina, a San Gerolamo e ad un offerente.
Altri dipinti sono attribuiti al Nuvolone, all’Holbein (la deposizione del Cristo dalla Croce, un’opera assai discussa), al Morazzone.
Azzate però è maggiormente conosciuta per l’ampia fioritura di ville e case settecentesche presenti sul suo territorio, forse per la favorevole posizione geografica e forse per la fama che ha sempre avuto di centro artistico e culturale. Queste ville sono inserite in maggioranza a nord del borgo, lungo il ciglio che guarda verso il Lago di Varese, in una posizione che pur essendo molto favorevole per la vista del lago non ha mai propiziato la costituzione di grossi agglomerati residenziali data la scoscesità del terreno.
Villa Bossi Zampolli è una costruzione settecentesca che trae origine da un castello, integrato ed adattato in modo tale che non è molto facile riconoscere l’antica struttura. Essa, che sorge un po’ discosta dal paese in quanto come originaria costruzione con compiti militari aveva bisogno di più ampie disponibilità di luoghi aperti, è stata trasformata per rispondere alle sopravvenute necessità residenziali della famiglia, e pertanto conserva sì alcune delle strutture originarie ma in maniera da parere estranee alla nuova conformazione della villa.
Di queste antiche strutture fa parte l’oratorio di S.Lorenzo, la cui origine risale al periodo trecentesco. Esso ha subito l’inversione dell’orientamento dell’abside pur rispettando le originarie fondazioni. La sua origine è sicuramente datata al periodo previsconteo in quanto viene citato in alcuni documenti del XIII secolo. Un’altra costruzione, Villa Bossi Alemagna, secondo quanto riporta un’iscrizione risale al 1567 e sarebbe pertanto una delle prime case di Azzate ad essere stata costruita affacciata sul ciglio che degrada verso il Lago di Varese. Essa guarda verso settentrione e presenta verso sud il giardino. Alcuni lavori di ristrutturazione l’hanno risistemata nella seconda metà del Settecento, e a questo periodo risalgono il portale d’accesso sul lato destro della facciata e i magnifici soffitti. nel salone principale sono raffigurati gli stemmi dei Bossi e degli Alemagna.
Altra interessante costruzione è Villa Castellani, già dei Bossi e poi, fino al 1844, dei Benizzi. Questa costruzione presenta un grande corpo di fabbrica ad L, nella cui ala settentrionale sono sistemati degli ambienti di rappresentanza che non seguono gli schemi delle costruzioni del periodo settecentesco. I saloni del piano nobile hanno conservato le loro caratteristiche barocche, con i soffitti a cassettoni. Pregevole è lo scalone, con balaustra in marmo rosso, come pure il porticato. Il piccolo pozzo posto nel parco risale al 1495.
Ca’ Mera è invece una costruzione ad U con un cortile ad est e un porticato ricavato nell’ala nord. La villa, probabilmente anch’essa dei Bossi, è la trasformazione, della fine del Seicento, di una precedente casa del XV sec. di cui ha conservato gli elementi strutturali. Ad essa si accede attraverso un bel portale barocco, e vi è ammesso l’oratorio dell’Immacolata, a cui gli ampliamenti di epoca barocca attribuirono le funzioni di cappella della casa gentilizia. Questa casa passò ai Cottalorda, famiglia che si stabilì ad Azzate nell’Ottocento, a cui si deve la trasformazione di alcuni antichi edifici in località Belvedere, fra cui la Villa Cottalorda, appunto, posta in bella posizione panoramica, di foggia liberty ed eclettica insieme, dai sontuosi ambienti interni con soffitti e cassettoni decorati e spirati ai motivi settecenteschi delle più antiche ville del paese.
Per un percorso naturalistico, discendendo la scalinata verso il lago si imbocca via Maccana, per approdare, dopo aver attraversato la S.P. 17 “della Valbossa”, alla “riva da’ Za”, la cui darsena è stata recentemente sistemata a cura della Pro Loco di Azzate, si presta ad accogliere una cinquantina di barche.
E’ stata inaugurata lo scorso anno (2000) nell’ambito della festa organizzata dall’Amministrazione comunale in collaborazione con Associazioni locali. la gestione e la manutenzione della stessa sono affidate all’Associazione Amici della Darsena.
Dalla darsena, percorrendo comodi sentieri nel bosco ( o tornando sulla S.P. e girando a destra) giungerete in località “Madonnina del lago”, dove sorge un piccolo tempio più volte restaurato. La tradizione vuole che un nobile cavaliere, durante un inverno rigidissimo, fosse giunto sulla sponda di Gavirate.
Essendo calate le tenebre, non si accorse che quello che riteneva un vasto campo ricoperto di neve, davanti a lui, altro non era che la superficie gelata del lago. Poichè il suo obiettivo era quello di raggiungere la cara sposa dai capelli d’oro, il cavaliere continuò a far galoppare il destriero e, arrivato ad Azzate, seppe da un contadino del pericolo che aveva appena scorso. Impallidito, il nobile sconosciuto lasciò a quell’uomo una borsa di denari affinchè fosse eretta una cappella, in voto, proprio nel punto che egli aveva raggiunto incolume. Il contadino mantenne la consegna per cui, ancora oggi, immersa nel verde dei campi e dei boschi, sulla sponda azzatese si scorge questa piccola cappella eretta con pietre e mattoni che gli esperti daterebbero introno al XV secolo. Notizie più sicure si hanno nel Settecento quando, secondo il Catasto Teresiano, è presente un edificio sacro chiamato “Chiesa della Beata Vergine delle Case Vecchie”. Queste ultime erano, probabilmente, le cascine che tuttora costellano l’ampio declivio che da Azzate scende verso il lago, cioè le cascine denominate “Novaglia”, “Prada”, “Galgino” e “Cassina”. Verso la metà del secolo scorso un cronista locale descrisse la chiesetta come poco più di un rudere abbandonato , ma dotato di un affresco raffigurante la Natività, per il quale la devozione degli Azzatesi non si era mai spenta. Verso la fine dell’Ottocento sono iniziati i restauri della chiesetta.
Un’occasione per vivere la devozione tradizionale al piccolo santuario viene offerta dalla festa della “Madonnina del lago” che, a partire dal 10 ottobre 1897, si tiene ogni anno nella seconda Domenica di ottobre. Infatti in quella data terminarono i lavori di ristrutturazione dell’edificio ed il Parroco di allora organizzò una grandiosa sagra popolare.
E’ ormai tradizione portare in offerta doni da mettere all’incanto dopo la solenne funzione religiosa: doni accuratamente preparati dagli abitanti dei vari rioni del paese, in competizione fra loro per allestire la “barella” o il cesto più ricco e sorprendente.
E le offerte, sotto la spinta di un banditore che ha appreso la sua arte in famiglia, salgono fino a cifre altissime, a volte anche a sei zeri. Gli azzatesi del XXI secolo non vogliono assolutamente perdere la loro madonnina, ereditata da un lontano cavaliere errante.
Anche recandovi ad Azzate in altri periodi, potete apprezzare una passeggiata al Santuario in riva al lago e, risalendo verso Azzate dalla piccola via Mascagni, visitare una delle zone agricole con le molte cascine tra cui la Cascina Fiori, ora sede della “Università della Birra”.
Del resto, non mancano ad Azzate zone agricole e boschive degne di una camminata rilassante: poco più in alto della Cascina Fiori, reimboccando la via Maccana poi a destra le vie Verdi e Rossini, potete trovare la località “Roncasnino”, con un antico mulino e con l’apicultura ancora attiva.
Dal lato opposto del paese, invece, appena dietro il cimitero, si trova la frazione Vegonno, con l’antica chiesetta di San Giorgio, il vecchio borgo, le cascine ed il percorso ciclabile tra i boschi.
Per quanto riguarda l’economia di Azzate, occorre rilevare che essa è caratterizzata da una grossa componente artigianale, presente in tutti i settori, da quello tessile, dove trovano occupazione circa un centinaio di lavoratori in alcune ditte di foderami e di teleria, a quello di meccanica. Una cooperativa con cinquanta soci opera nel campo tipografico.